[È venerdì] Il culto della pedalata (connessa)
Perché andare solamente in giro con tutine attillate, ridicole e costosissime, quando puoi incastrarti in una community piena di badge, misurazioni e peer pressure?
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Il quiz della settimana
Quali paesi dell’UE hanno importato più rose pro-capite da altri paesi UE nel 2024?
a) Romania b) Francia c) Estonia d) Bulgaria
Risposta in fondo.
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(facendo gli scongiuri) perchè pianificare in anticipo cosa succederà dopo la tua dipartita è una buona idea
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Pedalare online come liturgia
Ho un amico – lo chiamerò Andrea, perché si chiama Andrea – che fa parte di quella categoria umana che nel post sulla pedalata assistita a Comacchio chiamavo “il ciclista muscolare” (c’è anche la categoria elettrica assistita, che non viene considerato un vero ciclista, però), quello in tutina aderente (che pensi che sfigato ma ha speso più lui per quel costumino ridicolo che tu per il caban CP Company) che il minimo sono 120 km che sennò è per bambini, che discute di rapporti del cambio in particolari salite in particolari passi appenninici e di mescole di gomme che si adattano a particolari asfalti in particolari tracciati in particolari condizioni climatiche.
Quindi sono lì in pizzeria con Andrea, che mi spiega che tutto succede nelle chat WhatsApp attive 24 ore su 24 (un fenomeno sotterraneo che si sta mangiando internet, altro che l’intelligenza artificiale: prima o poi l’Unione europea dovrà salvare da loro stessi e da Whatsapp questi early millennial, altro che salvare la gen Z da Instagram). Ma non divaghiamo.
Mi ha ricordato il tipico gruppo Facebook di ducatisti, con gara di foto storte di gruppo, battute di scarso acume e KPI di curve dal Passo del Salcazzo, ma ma con meno testosterone. (Il gruppo FB di ducatisti è il mio diapason del livello di culto.)
Del resto, Andrea è proprietario di una bici ovviamente in carbonio (“non esiste il carbonio”, mi dice) con un gruppo Shimano Dura-Ace Di2 R9200 e il cambio elettronico wireless a dodici velocità (vi precedo: esiste davvero), e il tutto costa da solo quanto una Ducati Monster (o di più, non sono aggiornatissimo).
Durante il lockdown, in crisi di astinenza, Andrea si è fatto spedire uno Zwift Hub dal sito europeo – 599 euro – e lo ha collegato a Zwift sull’iPad. Per chi fosse stato risparmiato, Zwift è una specie di videogioco in cui pedali su una bicicletta vera, attaccata a un aggeggio che simula la resistenza della strada, mentre il tuo avatar percorre strade “reali” sullo schermo (pensa percorrere lo stesso circuito dei campionati del mondo, pensa!). Il giro su Watopia (il loro Second Life) è quindi il giro dei sette passi del Monte Montagnazza, ma in casa.
Zwift è come giocare alla Playstation senza il senso di colpa: il fondatore, del resto, racconta che l’insight fondativo (esiste sempre un mito fondativo nei brand cult) è la madre che gli urlava di andare a letto mentre lui giocava alla console per ore. Entri per il videogioco, rimani per la combo nota: performance di ottimizzazione e community.
Zwift ha preso le dinamiche delle sette del ciclismo all’aperto, gravelisti, mountain biker e quelli aerodinamici come Andrea – e le ha trasferite dentro a un gioco, mettendoci rituali di misurazioni di performance, ricompense virtuali e ovviamente comunità.
La sessione giornaliera (invernale, nel caso di Andrea) sul rullo è il rituale dell’adepto, il test FTP1 del giovedì (che misura la tua potenza massima sostenibile, un calvario di venti minuti) è la confessione al dio della comunità: i watt per chilo ti collocano nella graduatoria della gerarchia e nella pressione sociale. Le maglie sbloccate, la bici virtuale guadagnata con i chilometri sono come i badge ai festival, i simboli che i fedeli riconoscono all’istante.
La varietà delle ambientazioni contribuisce a tener vivo l’interesse dei giocatori neofiti maggiormente inclini all’esplorazione in stile videogioco “open world” piuttosto che ai dati delle proprie performance: pianure, vulcani, mare o ostiche montagne da scalare come l’ambientazione UCI 2018 di Innsbruck-Tirol. (da un sito specializzato)
Poi c’è il mito della crescita personale, di quello che ce la fa: la Zwift Academy prende illustri sconosciuti e li trasforma (in teoria) in ciclisti professionisti. Si racconta di certo Jay Vine che ha vinto la Zwift Academy durante il lockdown, pedalando nel salotto di casa, e adesso correrebbe per il Team UAE vincendo tappe di grandi giri. È il quel miracolo che ogni adepto si porta nel cuore.
Il founder dice anche che oltre il cinquanta percento dell’acquisizione clienti avviene per passaparola. Il proselitismo spontaneo è il ROAS dei culti.
Come per altri brand cult, il Covid è stato un acceleratore unico. Hanno raddoppiato il fatturato in un anno, raccolto quattrocentocinquanta milioni in un singolo round, un unicorno con le ruote. E c’è l’indotto: dove la mettete la scelta del ventilatore da piazzare davanti al rullo (il Wahoo Headwind, 250 euro, simula il vento in faccia, il che aggiunge un livello di simulazione della realtà che mi sembra Borges).
Poi il Covid è finito e, data la possibilità di scegliere, la gente probabilmente preferisce pedalare fuori, soprattutto per farsi vedere dai non ciclisti muscolari in tutta la sua aerodinamica. Ma il culto aiuta: nei momenti di difficoltà, anche se la tribù si restringe, la fedeltà aumenta. Se Peloton è passata dalla capitalizzazione stratosferica che aveva fatto tremare la placida Technogym ai licenziamenti, Zwift regge meglio. C’entra la community, forse?
Andrea a primavera di solito esce in bicicletta, quella vera, con altri ciclisti muscolari ovviamente organizzati in un altro gruppo WhatsApp. Ma il suo Zwift Hub è nel garage, dice, sempre collegato e aggiornato. Secondo me spera che piova spesso, sennò perde la maglia rosa. Anzi, gli dico di controllare le notifiche, che non si sa mai.
I negozianti che insegnano il marketing
Prezzi dinamici a Lucca | spotted by Giorgia
Faccio cose, vedo gente
La settimana scorsa ho scritto che Substack è di nuovo uno di quei social media da cui stavamo scappando. La settimana prima ho scritto del fatto che le piante stanno diventando i nuovi pet e il marketing ha preso nota.
Ho creato una webapp che vi rivela gratis la vostra personalità a partire dallo screenshot della vostra schermata home del cellulare.
Il neo-escapismo è il più contemporaneo dei culti consumistici (leggi un mio pezzo su Quants preso da Seguimi!).
Il B2B è quel settore in cui il futuro arriva sempre per gli altri: perché nei dibattiti italiani si parla di AI quando ancora è trainato dai camioncini della tentata vendita. Scritto per Tendenze di GS1.
Ho parlato di ottimizzazione, di ossessioni, di app in abbonamento e di digital marketing a Good Morning Milano ospite a Kristall Radio.
La routine quotidiana tra efficienza, algoritmi e il desiderio di una vita sempre più misurabile
C’è un altro episodio di “Una giornata ipermoderna. Ritratti di un’esistenza ottimizzata”, una serie di brevi saggi-racconti-distopie-illustrate scritte da me per il magazine online Link.
Questa settimana l’iper-ottimizzazione della corsa. È anche su Substack su Link. Idee per la tv.
Vi sono piaciuti i pesci di aprile dei brand? La tristezza ci ucciderà.
Ci si trova puntuali venerdì prossimo. Vi ricordo che il mio libro giallo sui culti del consumo è un ottimo regalo di Pasqua (perché non esiste? Come ce lo siamo fatti sfuggire?).
Per qualsiasi cosa, futile o no, scrivete a gluca@diegoli.com.
Se vi è piaciuta, rispondete, inoltrate, anche niente, fate voi.
🐣,
gluca
E grazie come sempre a Daniela Bollini per la paziente revisione del testo, a Cristina Portolano per i separatori, e a Banca Etica per la sponsorizzazione di questo episodio.
Quiz: c) Estonia, con 16,1 rose importate pro-capite (fonte).
Il Test FTP (Functional Threshold Power) è uno strumento fondamentale per i ciclisti che desiderano migliorare le proprie prestazioni. Questo test permette di determinare la massima potenza che un ciclista può mantenere in modo costante per un’ora senza affaticarsi eccessivamente. I principali scopi del Test FTP sono:
stabilire un parametro chiave per l’allenamento: il valore FTP ottenuto serve come base per impostare piani di allenamento personalizzati, definendo le zone di intensità corrette.
monitorare i progressi: ripetere il test nel tempo consente di valutare i miglioramenti delle prestazioni ciclistiche.
Il Test FTP è ampiamente utilizzato sia per l’allenamento all’aperto con un misuratore di potenza (power meter), sia indoor con rulli smart e relative applicazioni come Zwift o TrainerRoad. Esistono diverse metodologie per eseguire il test, spesso basate su uno sforzo massimale di durata definita per stimare la potenza alla soglia funzionale. Alcune piattaforme offrono test FTP integrati con calcolo automatico delle zone di allenamento.
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