[È venerdì] Addio, stagista
Il modello stagista-azienda non funziona da entrambe le parti, e nessuno sa come fare, nemmeno l'AI, per non perdere per strada una generazione di giovani a favore di ChatGPT.
Questa settimana volevo in realtà scrivere dell’après-ski. Poi ho pensato, ma dai, il mondo è stato già abbastanza cattivo per questa settimana. Ma preparatevi, ci sto rimuginando sopra, e prima o poi arriverà. (Ho il terrore di dare nuove idee a Trump sulla Groenlandia, peraltro).
Se non avete tempo di leggere, i miei due host immaginari hanno creato il podcast narrativo per questo episodio: lo vedi qui sopra.
Grazie allo sponsor, che supporta le ore di lavoro e studio per questa newsletter: oggi è Digital Angels.
Visto che lavori in un’azienda: che ne dici di ≈ 20.000 contatti, senior e profilati B2B e magari 100 lead di qualità, a una frazione del costo di LinkedIn Ads? Bastano due righe a gluca@diegoli.com per una quotazione precisa.
Il quiz della settimana
A quanto ammonta la percentuale delle vendite online dei profumi in Italia nel 2024?
a) 11% b) 17% c) 24%
Risposta in fondo
[un minuto di attenzione per chi vi porta questa edizione]
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5 febbraio: Creative Trends – Creatività potenziata dall’AI: trend, opportunità e controllo creativo
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Addio, stagista
A ventisette anni da neo-assunto lavoravo nel marketing (cioè io ero IL marketing) in un system integrator, in pratica un’azienda informatica che stava in mezzo tra i cosiddetti vendor di hardware e software (HP, IBM, Microsoft, ecc.) e le grandi aziende in cui il capo del CED (Centro Elaborazione Dati) era l’ambito buyer e cliente interno, nonché semi-divinità venerata con eventi di vario tipo. Facevo i biglietti da visita (sì, proprio quelli, ancora senza QR). Costruivo il primo sito web dell’azienda con FrontPage. Ho inventato la newsletter aziendale mettendo tutti i clienti in CCN – ciao Garante della privacy, che bello era quando non c’eri. Scaricavo pacchi di depliant dal furgone, che guidavo pure. Una volta ho trasportato un monitor CRT (non LCD: quelli che pesavano come un vitello) fino al nostro stand dentro alla mega sede IBM, sic transit gloria mundi et boria.
Ma ho anche avuto tempo di studiare, di guardare come si facevano le cose. Di sbagliare – come quella volta che pubblicai su di un paginone di un quotidiano economico, per errore, un prezzo fuori mercato (per un’offerta) di un server: un cliente ci chiamò e disse “ma siete impazziti?”. Il commerciale che gli rispose al telefono gli fece uno scontone (che sembrò ancora più grande, visto l’errore) e gliene vendette tre, in leasing. Mi pagò la cena, il commerciale. Il socio A era meno contento, giustamente.
Il socio-presidente era formalmente il mio capo: mi lasciava molto libero (pure troppo, come si era visto), ma il primo giorno mi scolpì lì per lì con il suo accento emiliano una frase che non ho più dimenticato: “un’azienda è come una mela. Una zona bacata, anche piccola, e nessuno la vuole più.”
È probabilmente per questo che adoro la teoria Borg di Claudio Giunta1: non importa contro chi giochi, tu fai il massimo, cioè dobbiamo essere impeccabili anche nelle piccole cose. Branding, lezione zero.
Ecco, quello era lo scambio implicito del noviziato. Tu lavoravi a basso costo, facevi le cose semplici, ma in cambio qualcuno ti insegnava qualcosa.
Fino a prima del Covid ho pensato di prendere un ragazzo (o una ragazza) di bottega digitale. Poi mi sono fermato: un po’ perché sono pigro, ma soprattutto perché mi sono accorto che le cose che avrei fatto fare a uno stagista in consulenza strategica – la ricerca preliminare, la prima bozza di un report, la raccolta di fonti – oggi le faccio fare più velocemente e precisamente all’intelligenza artificiale. Ho un ragazzo (o una ragazza) digitale di bottega. Ma mi sento in colpa, non riesco a non pensare a cosa e come farebbe il Gianluca ventisettenne, oggi.
Non lo so. So che non si troverebbe più chi sia disposto a insegnargli. E chi vorrebbe insegnare si trova davanti a un calcolo che non torna. E, anche se non faccio l’economista, sento che la cosa non sarà priva di conseguenze a medio lungo termine. La mia paura non è che ci sia una generazione che non sappia trovare le risposte, ma che non impari mai a fare le domande giuste.
Lo stagista è un costo – capisco che sia un tema delicato, perché oggi di stage non ci vivi mica, e chi si lamenta dei 500 euro al mese ha tutta la mia solidarietà, oltre a quella di genitore in quella situazione – e la sua produttività per l’azienda è (meno di) zero (com’è sempre stata, del resto). Ma una volta quel costo lo ammortizzavi con il tempo (o c’erano più soldi in generale, non lo so): lo stagista cresceva in azienda, magari restava.
Oggi per compiti da terziario avanzato si fa prima con un abbonamento Pro a ChatGPT. E gli stagisti rimasti ovviamente scappano in continuazione come girini nello stagno che sfuggono al McJob, visto che le aziende in attesa che l’AI faccia aumentare la produttività aspettano ad assumere. C’è un motivo per la fuga: a chi fa lo stage, al netto dei compiti AI, rimane solo la manovalanza – oggi anziché scaricare un furgone di depliant pubblicherei status inutili su LinkedIn sulla fiera annuale – ma cosa imparerà mai? Già dagli anni zero dallo stage si vedeva un pezzetto molto ristretto dell’azienda o dell’agenzia, ma ora?
La formazione a carico di chi?
Con Digital Update in passato abbiamo preso tre o quattro tirocinanti. L’esperienza non è stata negativa, anzi, ma la burocrazia per una piccola azienda è un incubo. Le presenze da segnare, firmare, scannerizzare. I moduli. Le comunicazioni. Tutto quel tempo che non stai formando nessuno, lo stai spendendo a dimostrare che lo stai formando.
E quindi chi si prenderà l’onere della formazione sul campo, la più efficace? Le aziende non possono, non vogliono, perché – semplicemente – non conviene. Lo stato sgancia qualche incentivo ogni tanto, che non risolve il problema. La mia formazione mentale non ripone molta fiducia nell’attenzione alla materia di uno stato che ormai ha soprattutto il compito di pagare pensioni. I giovani si arrangino: del resto, “son giovani”.
Dopo averlo fatto per Cosmico ho in testa l’idea del mentore. Non il “mentor” da startup accelerator, una persona che sa fare qualcosa e decide di insegnartela, senza contratto, senza moduli, per ragioni che non sono nemmeno magari economiche. Può essere orgoglio, generosità, narcisismo, avere un punto di contatto con un’altra generazione, nostalgia, o chissà. Io mi ci ritrovo in tutti questi punti (salvo la nostalgia), per esempio quando insegno all’università.
Forse quella informale – paradossalmente – è l’unica trasmissione di competenze in grado di funzionare ancora. Se siete giovani e volete imparare, il mio consiglio è: non cercate uno stage. Cercate una persona e convincetela che ne vale la pena. Secondo me c’è ancora spazio, non negli stage, ma nella relazione. Forse dobbiamo farne un simil-Tinder, per la mentorship. Nel frattempo fatevi avanti, chiedete.
Un estratto da Seguimi!
Il marketing come culto, il culto come marketing
La terza via (ndr: per il business delle yogini online) è quella più ambiziosa, ma più rischiosa: creare un brand di prodotti attorno allo yoga. In questa economia di libertà di mercato/di culto, ognuno di noi, in ottica liberista, è libero di trovare il giusto equilibrio tra sentirsi un po’ underdog facendo yoga con i leggings di Amazon o appartenere all’élite di Gisele con quelli da 160 euro, tra seguire un tutorial gratuito online o iscriversi a un esclusivo retreat a Bali. Il mercato è liquido e riempie ogni vuoto.
Capitolo 4. Seguimi e aprirai il chakra del tuo portafoglio
Il tour delle presentazioni del libro giallo prosegue a Reggio Emilia alle Officine Credem - Piazzale Europa, 1 Parco Innovazione, alle 18:00 del 18 febbraio.
Farò anche qualche data privata nel 2026. Per idee, workshop e presentazioni, scrivi a eventi@diegoli.com o a Elastica.
I negozianti che insegnano il marketing
Che dire?
Cose mie che potrebbero interessarti
La settimana scorsa si parlava di dualismi: Bottega Verde vs L’Erbolario. Al mio via, scatenate i flaconi. Settimana prima, il dilemma dell’esporre il prezzo (e quando)
Come cambiano le aziende, i team e i ruoli ai tempi dell’AI? Ne parliamo in un panel a Modena, al Learning More Festival, il 20 febbraio, ore 10:00
Nel frattempo puoi recuperare la mia partecipazione al podcast di Antonio Lombardi, tra brand cult e b2b.
Con Mizio Ratti abbiamo testato la funzione della live video su Substack con la puntata zero di Attenti A Quei Due. Un’oretta di ping pong tra marketing (cattivi) e (morte della) creatività ai tempi della AI (e degli stagisti): si recupera qui in audio (è in due parti).
Ci si sente venerdì prossimo: forza, gennaio è finito. Per qualsiasi cosa, futile o no, scrivete a gluca@diegoli.com.
ciao,
gluca
E grazie come sempre a Daniela Bollini per la paziente revisione del testo, a Cristina Portolano per i separatori, e a Digital Angels per la sponsorizzazione di questo episodio.
Quiz: a) 11% (dati Osservatorio eCommerce B2C Netcomm - School of Management del Politecnico di Milano)
![Il venerdì di [mini]marketing](https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!vuky!,w_40,h_40,c_fill,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ffd6be18f-4b0e-47da-9179-9f32052c5bcb_554x554.png)






Ciao Gianluca, intanto grazie per il tempo che dedichi alla community di Cosmico come mentore 🙏 Ho appena finito un corso in università e alla fine ho detto ai ragazzi: se vi presenterete nelle agenzie o nelle aziende da cui volete farvi assumere con un biglietto da visita con scritto "aspirante account, social media manager, copywriter, art director, marketer" non avrete vita facile. Dovete presentarvi come "agenti del cambiamento". E mentre lo dicevo pensavo a quanti di noi sono stati assunti in questi anni solo perché "stavano su internet" o perché sapevano "come usare i social". Prima la scuola e le università si accorgeranno che va cambiato tutto, da quello che si studia a come si studia, più strumenti avranno le nuove generazioni per inventare i lavori di cui abbiamo bisogno. Alla prossima!
Mi sa che fra le numerose vittime dell’IA dobbiamo inserire gli stagisti.
L’aspetto positivo è che non leggeremo più job description in cui si cercano neolaurati con 5 anni di esperienza.
Quello negativo é che ci sarà un cumulo di Persone che a 30 anni saranno ancora alla ricerca del primo posto di lavoro.