Il modello stagista-azienda non funziona da entrambe le parti, e nessuno sa come fare, nemmeno l'AI, per non perdere per strada una generazione di giovani a favore di ChatGPT.
Ciao Gianluca, intanto grazie per il tempo che dedichi alla community di Cosmico come mentore 🙏 Ho appena finito un corso in università e alla fine ho detto ai ragazzi: se vi presenterete nelle agenzie o nelle aziende da cui volete farvi assumere con un biglietto da visita con scritto "aspirante account, social media manager, copywriter, art director, marketer" non avrete vita facile. Dovete presentarvi come "agenti del cambiamento". E mentre lo dicevo pensavo a quanti di noi sono stati assunti in questi anni solo perché "stavano su internet" o perché sapevano "come usare i social". Prima la scuola e le università si accorgeranno che va cambiato tutto, da quello che si studia a come si studia, più strumenti avranno le nuove generazioni per inventare i lavori di cui abbiamo bisogno. Alla prossima!
Riflessione molto interessante! La figura del mentor come la descrivi esiste da tantissimo tempo nel mondo anglosassone. Ho avuto la possibilità di essere entrambe le cose, negli anni. Mentre il valore per il mentee é chiaro, si sottovaluta il valore per il mentor, che va ben oltre il personal branding. Ci si mette alla prova come formatore, si é a diretto contatto con prospettive fresche e nuove sul mondo e mercato, si crea una rete. La condivisions competenze in circolo sono sempre una buona cosa!
Ciao Gianluca, da giovane non più così giovane mi trovi pienamente d’accordo sul bisogno di mentori. A volte sembra quasi un’urgenza, quella di avere un “maestro”. Zagrebelsky lo racconta molto bene in “Mai più senza maestri”: lo fa in chiave costituzionale e politica, certo, ma il senso, fondamentalmente, è lo stesso. All’università avrei desiderato incontrare dei mentori, che però nella casta accademica non ho trovato. Li ho incontrati altrove: nei libri, nelle conversazioni, in incontri e fiere spesso lontani dal mio percorso di studi. Sono forte nel credere che un mentore disinteressato non si limita a guidarti: ti dà gli strumenti per orientare la tua bussola(accendere i fuochi e non riempire secchi). Un po’ come accadeva agli apprendisti tra Medioevo e Rinascimento, che da bottega a bottega diventavano prima garzoni e poi maestri, accompagnati proprio da una figura di riferimento. Anni fa, davanti a qualche birra, con Giulio Xhaet fantasticavamo sull’urgenza di creare un’app capace di mettere in contatto persone e mentori. Chissà, magari un giorno diventerà realtà. I giovani ne hanno bisogno, perché questa “chiamata” la sentono forte.
Ciao Gianluca, mi ritrovo tantissimo su quello che hai detto sul tema stage, sul senso di quel passaggio, sulla preoccupazione di quello che sarà (anche un filo sul senso di colpa). Ci penso un sacco anch'io e mi è piaciuta l'idea che ci sia spazio nella relazione.
ho visto la serie Down Cemetery Road, senza spoiler: in una puntata c'è una persona che distrugge documenti e un'altra dice «Lo sai che assumiamo laureati di Harvard per incollare i documenti distrutti in quel modo, vero?» (mi pare dicesse Harvard, ma ci siamo capitə)
Ciao Gianluca, intanto grazie per il tempo che dedichi alla community di Cosmico come mentore 🙏 Ho appena finito un corso in università e alla fine ho detto ai ragazzi: se vi presenterete nelle agenzie o nelle aziende da cui volete farvi assumere con un biglietto da visita con scritto "aspirante account, social media manager, copywriter, art director, marketer" non avrete vita facile. Dovete presentarvi come "agenti del cambiamento". E mentre lo dicevo pensavo a quanti di noi sono stati assunti in questi anni solo perché "stavano su internet" o perché sapevano "come usare i social". Prima la scuola e le università si accorgeranno che va cambiato tutto, da quello che si studia a come si studia, più strumenti avranno le nuove generazioni per inventare i lavori di cui abbiamo bisogno. Alla prossima!
Mi sa che fra le numerose vittime dell’IA dobbiamo inserire gli stagisti.
L’aspetto positivo è che non leggeremo più job description in cui si cercano neolaurati con 5 anni di esperienza.
Quello negativo é che ci sarà un cumulo di Persone che a 30 anni saranno ancora alla ricerca del primo posto di lavoro.
Riflessione molto interessante! La figura del mentor come la descrivi esiste da tantissimo tempo nel mondo anglosassone. Ho avuto la possibilità di essere entrambe le cose, negli anni. Mentre il valore per il mentee é chiaro, si sottovaluta il valore per il mentor, che va ben oltre il personal branding. Ci si mette alla prova come formatore, si é a diretto contatto con prospettive fresche e nuove sul mondo e mercato, si crea una rete. La condivisions competenze in circolo sono sempre una buona cosa!
Ciao Gianluca, da giovane non più così giovane mi trovi pienamente d’accordo sul bisogno di mentori. A volte sembra quasi un’urgenza, quella di avere un “maestro”. Zagrebelsky lo racconta molto bene in “Mai più senza maestri”: lo fa in chiave costituzionale e politica, certo, ma il senso, fondamentalmente, è lo stesso. All’università avrei desiderato incontrare dei mentori, che però nella casta accademica non ho trovato. Li ho incontrati altrove: nei libri, nelle conversazioni, in incontri e fiere spesso lontani dal mio percorso di studi. Sono forte nel credere che un mentore disinteressato non si limita a guidarti: ti dà gli strumenti per orientare la tua bussola(accendere i fuochi e non riempire secchi). Un po’ come accadeva agli apprendisti tra Medioevo e Rinascimento, che da bottega a bottega diventavano prima garzoni e poi maestri, accompagnati proprio da una figura di riferimento. Anni fa, davanti a qualche birra, con Giulio Xhaet fantasticavamo sull’urgenza di creare un’app capace di mettere in contatto persone e mentori. Chissà, magari un giorno diventerà realtà. I giovani ne hanno bisogno, perché questa “chiamata” la sentono forte.
C'è una cosa che non può e non deve mancare in un' azienda che miri a crescere sul serio: la cultura aziendale.
E quella non si può trasmettere se non con relazioni umane.
Viva l' Ai che velocizza i processi, così come hanno fatto tanti strumenti in passato, ma certe cose non si possono (ancora) delegare.
Ciao Gianluca, mi ritrovo tantissimo su quello che hai detto sul tema stage, sul senso di quel passaggio, sulla preoccupazione di quello che sarà (anche un filo sul senso di colpa). Ci penso un sacco anch'io e mi è piaciuta l'idea che ci sia spazio nella relazione.
Bello
NON uno, tanti cuori.
ho visto la serie Down Cemetery Road, senza spoiler: in una puntata c'è una persona che distrugge documenti e un'altra dice «Lo sai che assumiamo laureati di Harvard per incollare i documenti distrutti in quel modo, vero?» (mi pare dicesse Harvard, ma ci siamo capitə)