🇭🇷[sono tornato di venerdì] Croazia, Hashtag, Compleanni, e tutto il resto o quasi

Il venerdì di [mini]marketing

🇭🇷[sono tornato di venerdì] Croazia, Hashtag, Compleanni, e tutto il resto o quasi

di Gianluca Diegoli • Newsletter #24 • Visualizza online

Questa è una Lettera in forma un po’ ridotta e un po’ più intimista del solito. Capitemi, dopo due settimane in Croazia tornare a pensare a supermercati, merendine e b2b… insomma il confronto non regge. Ho letto narrativa: grazie a chi mi ha segnalato Works di Trevisan, una scoperta illuminante, e anche a chi mi aveva avvisato su Fedeltà, ma inutilmente.

In ogni caso, durante le vacanze è cascato anche il mio compleanno. Non amo particolarmente i compleanni, non sono legato alle date, e niente, è la mia solita forma di snobismo, prendetela per quello che è. Quest'anno ho deciso un esperimento sul compleanno – in realtà ogni anno per il mio compleanno faccio dei piccoli test, per esempio chiudendo la bacheca di Facebook, chiudendola e facendo “un post di compleanno” (così abbattevo lo sbatti del rispondere, perché sono snob ma poi mi spiace molto non ringraziare chi si è preso lo sbatti di farmi gli auguri, che in questo mondo in cui ogni secondo sottratto a Whatsapp ha un peso rilevante, insomma non è poco) e in generale annotando quali canali usano le persone (e fuggendo da quello che usano tutti. Per esempio, quest'anno li mando via SMS, l'anno prossimo tornerò alle cartoline postali probabilmente). L'esperimento, dicevo. Ho eliminato il mio compleanno da Facebook, anzi, l'ho oscurato, per la precisione. Cosa succede in questo mondo in mancanza di reminder? Poteva essere un ottimo test. E infatti. Il numero di auguri è calato drasticamente, del 95% – non mandatemeli ora per favore, non vale. Era immaginabile, ovviamente. Eppure mi ha fatto riflettere di quanto anche noi marketer pensiamo che il ricordo spontaneo sia forte, mentre in realtà, persi in un mare di stimoli, ricordiamo solo quelli più forti (per la precisione, anche mia sorella e mia figlia hanno rischiato di dimenticarsi, così va la vita). Per qualsiasi cosa ci appoggiamo a notifiche, email, reminder, push, appunti. Chi entra nei reminder, vince.

La strana storia dell'hashtag

Ci sono poche cose come gli strumenti, gli incarti, il packaging che piacciono a noi marketer. La storia dell'hashtag è una bellissima saga di come un oggetto funzionale sia stato trasformato in un involucro vuoto di senso. C'è stato un momento in cui un hashtag era usato in una campagna social di un brand per fare in modo che qualcuno lo usasse, e che poi qualcuno raccogliesse, ascoltasse e magari rispondesse a quello che le persone scrivevano. Erano poche le aziende illuminate, il grosso ne ignorava uso, esistenza e significato. Poi Facebook ha adottato gli hashtag, e le persone non capendo a cosa servissero lì (a niente, ovviamente) hanno cominciato a usarle come battute, come emoji scritte, come tormentoni esattamente come quelli televisivi, come semicit. Le aziende, d'altra parte, li hanno usati esattamente come dieci anni fa le insegne dei negozi e i brand usavano il “@”: un segnale di digital-modernità della pubblicità “ehi, siamo digital, abbiamo un hashtag”. Poi il payoff è stato fuso con l'hashtag, che non aveva più nessuna funzione di generare user gen content. Era un puro delirio creativo a cui si aggiungeva un # davanti, a volte nemmeno considerando se fosse memorizzabile o addirittura possibile scriverlo da qualche parte (alcuni caratteri spezzano gli hashtag). A questo punto, i target degli utenti che non sanno a cosa serve il cancelletto e lo usano come emoji si sono fuse con campagne tradizionali di agenzie e aziende che non ne usano la funzione e lo considerano un grassetto davanti a payoff o parole a caso. Non è una storia bellissima?

Se volete rivedere la storia, c'è il mio Tumblr, che si chiama appunto Hashtagacazzo.

STO FACENDO

Arriva la settimana delle lauree in IULM: è sempre un'emozione vedere i ragazzi e le ragazze raggiungere il traguardo della specialistica. A volte è anche meraviglia di ascoltare lavori davvero interessanti e svolti da occhi “puri” ed esterni. Le aziende dovrebbero aiutare/leggere molte più tesi.

È arrivata la presentazione dei progetti al Master UPA, in cui quest'anno ho fatto il curatore e il supporter dei lavori dei partecipanti. Ci siamo confrontati con la realtà di Coca-Cola, Perfetti, Grana Padano e Loreal, ed è stato molto istruttivo anche per me. E anche per le aziende, nell'ascoltare voci nuove e disinteressate.

ESPERIENZE DI CUSTOMER EXPERIENCE

Generazione Z e le banche.

ED E' SUBITO SERA

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Quanti italiani hanno visitato la Croazia per turismo nel 2017?

a) 1.100.000 b) 1.700.000 c) 500.000

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Curato con passione da Gianluca Diegoli con Revue.

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