[È venerdì] Il grande mischione

Nuovo e vecchio non si fondono, si ignorano

Il grande mischione

Ieri sera ero al concerto di Margherita Vicario, alla Festa dell’Unità di Modena, e mi è venuto un pensiero: dunque, questa nuova normalità? Cosa rimarrà di questi 20-21, citando il poeta Raf?

La nuova normalità è tutta un mischione, direbbe Paolo Cevoli. Da una parte un referendum arriva a 400.000 firme (via Spid) in pochi giorni. Dall’altra sentendo il dibattito politico e sindacale sembra che gli anni ottanta non finiscano mai. Alla festa dell’Unità ci sono i volontari in pensione, ma che in pausa tirano fuori lo smartphone e guardano le notizie (o i video su quella cosa orrida che è Facebook Video, che assieme a Google News è la nuova TV spazzatura della media e terza età, vero comfort food a base di semplificazioni di cose complesse). Ad un certo punto non mi ricordo un nome di una canzone di Margherita, tiro fuori Shazam, ma lui non me la riconosce: è la perfetta metafora dell’intelligenza artificiale. Bravissima, se non esci di un millimetro dal percorso: se accade si perde in un bicchiere d’acqua.

Si entra con il green pass, alla festa, e per me che quella app funzioni così bene è un miracolo, assieme allo Spid. In effetti, guardando agli USA, in cui su Etsy spopola il portapass (da inserire stampato) in pelle come portachiavi, per una volta mi sento meno desolato a essere italiano. Al parcheggio della festa ti chiedono due euro (implorando le monetine), e non le ho, mi sono abituato a pagare solo con la carta o l’iPhone, e con me tanti altri, forse una cosa buona sto covid l’ha fatta, anche senza Cashback in futuro. (Mi viene in mente per un attimo la lotteria degli scontrini: apparentemente un flop, sarebbe bello analizzarne le cause nel solito dualismo sbatti vs motivazione)

Per fortuna nel cruscotto assieme alle 5 kune ricordo estivo ho anche una monetona da due. Vi ricordate quando Tremonti voleva mettere l’1 euro come banconota? Sembra passato un secolo. Tutto mi sembra accelerato: non fai in tempo a goderti una vittoria alle Olimpiadi o agli Europei, che talmente tante acque passano sotto i ponti che boh, vale la pena vincere qualcosa se te lo scordi così in fretta? L’Afghanistan è stato a maggio?

Però poi sbircio nel gruppo Facebook Sei Di Se del paesello natale (un altro mischione di gente con la testa negli anni ottanta e il pollice nel 2021) e sono ancora lì a litigare per le buche nelle strade in cui tra dieci anni non passerà più nessuno. Però nel gruppo ci sono i video del candidato a sindaco, condivise dal genitore che dice di non attaccarlo che suo figlio si sta impegnando tanto, che fa un comizio davanti a 10 persone. Mischione omnicanale politico.

Nei manifesti in giro per la città, i famosi sei per tre, campeggiano ancora gli sconti al 50% sulle Grandi Marche. A chi importa oggi degli sconti sulle Grandi Marche? Cosa sono queste Grandi Marche? Solo ai direttori marketing anni 90. E poi il sottocosto, e il 3x2 con quell’aria vintage, che ti sembra di vederli, i manifesti, in bianco e nero, o già in una impossibile foto di Ghirri nel futuro.

Il marketer è confuso: rifare le cose che funzionavano prima della pandemia è rischioso. Non fare cose nuove è rischioso. Sono tornati i volantini cartacei: chi li adora e chi non li sopporta. Nel dubbio li mandiamo a tutti e amen.

Tutto è incerto: eventi dal vivo? A parte il rischio autunno, ne vale la pena, dopo che ho visto cosa è successo a non farli? (Niente di che, ci siamo arrangiati). E poi le persone si muoverebbero davvero per venire, ora che la concorrenza dei contenuti è a portata di smartphone? O fare eventi digitali? Siamo stanchi, avete visto che non ci sono nemmeno più tante dirette su Instagram?

E la TV? “Chi la guarda la TV?” Eppure. A volte i clienti migliori (di farmaci per il mal di schiena, per esempio). O devo mettere tutto sul digitale e competere per tre secondi di attenzione? E l’attenzione sarà di persone o di bot?

Poi ci sono i venditori di spazi di giornali di carta che ti regalano il web, come l’inserto VHS degli anni ottanta. Le sacche di resistenza del vecchio sono inimmaginabili. A volte ci sono occasioni da non perdere, a prezzo di saldo.

E i negozi? Il consumatore tornerà! Macché! Intanto gli affitti non calano più di tanto, in centro. In periferia… ok, non esiste la periferia. Omnicanalità in tutti i convegni, ma nei budget molto poco. Il dubbio è se perdere soldi con l’ecommerce oggi per stare vivi domani, o fare finta di niente e arrivare alla pensione, poi ci si penserà.

E la sostenibilità? Eh sì, il consumatore è molto più attento. Poi i discount sono in crescita più di tutti, con i loro pomodori a pochi centesimi, e chissà chi li avrà raccolti. Poi per compensare firmiamo la petizione su Change.org. Ma anche crescono microbrand che si rivolgono online solo ai consapevoli. I microbrand sono intersezioni: crema solare vegana che non inquina il mare, prodotta con materie prime Fair Trade. Costa 20 euro al grammo, amen.

Fare la spesa online – dopo tanta attesa – ti sembra un’esperienza deludente: non perché non puoi toccare le zucchine, ma perché tra orari fissi, prenotazioni, sensi di colpa per il packaging e la Co2 ti rimane quel retrogusto di fatica. Ora arrivano quelli della spesa consegnata in quindici minuti: tra qualche anno però magari ti troverai a essere cliente di uno sfruttatore di fattorini, che da qualche parte la coperta è corta. E comunque i pakistani lo facevano da tempo. Ma anche il supermercato – oddio, il supermercato, come sembra invecchiato anche nel nome – sembra uscito da un’altra epoca (lo è): davvero devo fare tutto il giro io, sotto luci al neon assurde. e poi non trovo le cose, e di certi prodotti c’è poca scelta, di altri c’è una scelta assurda e controproducente, e il tempo: scegli, ci dice, o perdi tempo alla cassa o usi il salvatempo e/o la cassa automatica, che però sembra progettata da un ingegnere arrabbiato, con suoni minacciosi anche quando hai “transato con successo” – dio non voglia che tu venga selezionato per il riconteggio, la gogna in cui si accende una luce lampeggiante e tutti ti guardano, e improvvisamente perfino Everli ti sembra un’opzione non poi così male. Il carrello poi, mai che mettano un sostegno per lo smartphone e la relativa lista della spesa, e le scatolette che si schiacciano: viene il dubbio indicibile “ma perché devo farlo io questo sbatti?”. Tutto ci infastidisce un po’ di più di prima.

I commercianti del mercato rionale con i loro buffi cartelli convivono con le recensioni online che spuntano ovunque: nessuno va al ristorante senza leggerle, su Amazon recensiamo anche i succhi di frutta e i pennarelli. Stelline, stelline dappertutto.

E la finanza: banche ammiccanti come N26 che ti dicono guarda dove spendi i soldi, come un genitore. Le altre che parlano ancora un linguaggio assurdo: RID, SEPA, l’onusto Conto Corrente Scalare (una delusione ogni volta, dopo migliaia di righe incomprensibili scopri che non hai guadagnato nulla, anzi, con le commissioni hai meno soldi di prima. E le crypto valute? Ci guadagnano gli intermediari, non quelli tradizionali, ma quelli nuovi. Ma si sa, non si guarda alla probabilità quando si compra un biglietto della lotteria. E comunque al paesello alle 9 c’era la fila per entrare in banca.

Fare 10 minuti di macchina per fare una riunione sembra un’assurdità. Non so se lo è, non lo sappiamo proprio, questo è il punto. Ma ho dovuto mettere un cap ai minuti su Instagram e i social, che sennò altro che 10 minuti. Nessun giovane vuole stare in ufficio: forse anche perché gli uffici ci sembrano invecchiati, soprattutto quelli della PMI italiana, tristi come un giorno di pioggia senza fine. Abbiamo visto le serie su Netflix, e sappiamo come sono gli uffici ideali: perfino quelli della polizia svedese sono posti migliori in cui lavorare.

Più che un mischione, sembra quasi uno strano brodo primordiale, in cui microorganismi nuovi e vecchi convivono fianco a fianco, ignorandosi. Le sponsorizzazioni sul giornalino della festa di quartiere e le Customer Data Platform che ti mandano messaggi one to one, ma solo quando piove, è martedì e hai messo un prodotto verde nel carrello. Poi ti chiama un fastweb al cellulare, per una volta rispondi (ma chi risponde più?) e parte un messaggio registrato. Gattopardismo.

Vabbe’ dai, stiamo a vedere come andrà questa volta con l’evoluzione e la selezione naturale.


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Appuntamenti e link

  1. Ultimi posti per la Scuola Digital Update (e sito migliorato). Io e Alessandra Farabegoli ne abbiamo parlato su Il Post

  2. Sarò ospite al Non Profit Day il 27 ottobre a parlare di raccolta fondi faccia a faccia

  3. Parlo di e-commerce al MoRe Impresa Festival a Modena il 14 ottobre

Foto della settimana

Altamente appetibili per il target. Che però deve morire. Distopie di marketing. (grazie Francesco)

Anche per questa settimana è tutto.

ciao, gluca

c. 15 Kg, carə gourmet.