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🏃[Venerdì, di già?] Purché se ne parli | Spontaneità | Amazon | Feta e le solite rubriche

Ero rimasto in debito sullo svelare come faccio a scrivere questa newsletter nonostante il tempo sia
Il venerdì di [mini]marketing
🏃[Venerdì, di già?] Purché se ne parli | Spontaneità | Amazon | Feta e le solite rubriche
di Gianluca Diegoli • Newsletter #31 • Visualizza online
Ero rimasto in debito sullo svelare come faccio a scrivere questa newsletter nonostante il tempo sia scarso, a volte inesistente. Non c'è l* stagista, no. Come per il blog, ho sempre considerato i miei social miei e solo miei, senza delegarli ad altri nemmeno per qualche attività marginale. Si tratta in realtà di 1) non dimenticare nessun spunto, anche quello magari banale o che poi scarterai 2) scrivere nei momenti morti. Credo fossero anche consigli di un'autrice inglese o americana che lessi da qualche parte su Internazionale sullo “scrivere un libro senza impazzire”. Per non dimenticare, la piattaforma con la quale scrivo questa Lettera, Revue, è uno strumento molto buono: ti conserva, per poter essere poi inserito eventualmente, qualunque cosa che gli mandi, via bookmarklet o social o feed rss. Ma quello che faccio per non dimenticare altre cose mentre sono di fretta è… mandarmi un iMessage, un posto dove arriva sufficientemente poca roba per non correre il rischio di essere dimenticato. Credo che questo sia il piccolo segreto per cui gli SMS pubblicitari stanno tutt'altro che morendo – e non solo perché è impossibile disiscriversi, blocco il numero o il mittente direttamente e via. È una coda sufficientemente multimediale da poter contenere qualsiasi cosa, foto, pezzi di testo, link di video, ecc. E per noi schiavi dell'ecosistema Apple, semplice e multipiattaforma.
Scrivere nei momenti morti è più difficile, non riesco a scrivere proprio ovunque. Però basta a volte usare 30 minuti delle 5 ore che trascorriamo sullo smartphone, per mettere giù qualcosa di sensato, se hai qualche spunto (vedi 1)) su cui partire. Non sempre ci si riesce, comunque, per esempio adesso vorrei scrivere di più ma devo andare a un appuntamento di lavoro.

PURCHE' SE NE PARLI
Il modo di dire «Nel bene o nel male, purché se ne parli» con varianti diverse arriva dal Ritratto di Dorian Grey di Oscar Wilde. «There is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about». Mi ricordo che fu citato spesso anche da Andreotti, tanto che molti pensano sia sua. È stato adottato da tanti pubblicitari, spesso per giustificare le peggiori malefatte o flop o fail clamorosi.
Se hai tempo solo per un link questa settimana, continua a leggere su questo argomento nel mio post sul blog.
SPONTANEITA' SOCIAL
Ieri Alessandro Mininno a B2BDay ha mostrato come il tempo (di approvazione) sia il principale costo dei social per le aziende. Qualche giorno prima avevo twittato, con insperato successo (per i miei canoni di engagement)
Gianluca Diegoli
Tra agenzia, creativi e marketing per mettere online una stories aziendale su Instagram serve lo stesso tempo che fare uno spot in TV
1:51 PM - 20 Sep 2019
Quando qualche anno fa Snapchat inventò lo snapchattese, la lingua social che in Italia si parla ormai solo sulle storie di Instagram (all'estero sopravvive invece), scrissi un post su quei momenti della storia, quei varchi spazio-tempo, in cui per pochi istanti le aziende si liberano dall'apparato di controllo di sé stesse (marketing, agenzia, ufficio legale), e sono spontanee e divertenti. Scrissi che sarebbe durato poco, e infatti il tweet sopra è lì a cementarne la fine.
È un problema, quello di annoiarsi facilmente. Non so se abbia anche una sindrome codificata – mi sarebbe utile in conversazione “sai, io soffro di aniariasi cronica” “che sarebbe?” “mi annoio facilmente”. I social non mi aiutano: sono diventati noiosi da morire. I brand sono prevedibili. Ancora più prevedibili delle persone, che già lo sono di loro, per la maggior parte. Il primo aprile, tutti a fare scherzi. Già mi annoiavo con quelli dei compagni di scuola 30 anni fa. Nel loro tentativo di piacere a più persone possibili, non piacciono davvero a nessuno, tranne a quel gruppuscolo di fedelissimi che per qualche motivo psichiatrico seguono tutti i loro post, anche quelli che hanno subito venti revisioni da direttore marketing, digital, community, sales e poi liofilizzati dall’ufficio legale per ottenere il compromesso del compromesso social-democristiano. Tutto è talmente arrotondato, nei social, per non urtare la sensibilità di nessuno, da rappresentare, con poche eccezioni, il minimo comune multiplo del brand. Ma ci sta: così va la storia (del digital). Nessuno è mai stato licenziato per aver messo un cuore su Facebook a San Valentino, mentre gli epic fail ti possono costare la carriera. E allora, tutti con il  “culo a massa”, diceva un mio collega ingegnere tanti anni fa. Non capisco ancora bene la metafora degli elettroni, ma il significato mi era chiaro comunque.
ESPERIENZE DI CUSTOMER EXPERIENCE
E niente, contro i ritardi nemmeno il soprannaturale può.
PROGRAMMATIC
STRATEGY SCHOOL
Via Trendwatching.com
Via Trendwatching.com
LE REGOLE NON SONO UGUALI ECC.
Finalmente trovo le parole altrui per dirlo (quelle di Benedict Evans, dalla sua newsletter, che vi consiglio caldamente)
WSJ afferma che Amazon colloca i suoi prodotti a marchio del distributore in cima ai risultati di ricerca. Di solito sono piuttosto scettico sulle pratiche commerciali di Amazon, ma tutta questa discussione del marchio del distributore mi confonde: per oltre 100 anni i grandi rivenditori hanno guardato i prodotti più venduti e poi se li sono fatti da soli per tagliare i loro fornitori, e quindi hanno usato tutti i mezzi per disposizione per spingerli (posizionamento e visualizzazione, coupon, carte fedeltà ecc.). Ora Amazon sta seguendo il playbook, e in qualche modo sembra diverso - perché usa “dati” (eppure anche Sears utilizzava dati come questo un secolo fa) e “scala” (eppure tutto il commercio elettronico, incluso Amazon, è solo il 10% della vendita al dettaglio negli Stati Uniti) . Vale certamente la pena di esaminare come Amazon possa abusare di una forte posizione di mercato in cui ne ha una (ad esempio nei libri), ma indignarsi per la scoperta che Amazon fa “vendita al dettaglio” non è un buon punto di partenza.
Anche in Italia coloro che si stracciano le vesti invocando l'antitrust (Luna su Repubblica, per esempio) perché Amazon fa quello che fanno le catene (mettere in prima posizione sullo scaffale, incentivare tramite la carta fedeltà ecc. quello su cui hanno più margine, spesso perché ha il loro marchio) ma con una posizione competitiva molto inferiore nell'ambito complessivo del commercio, mi fa parecchio sorridere. Siamo passati dall'ìnnovazione che non chiede permesso a far rispettare online regole che non esistono offline. Non male come inversione a U.
IL QUIZ DELLA SETTIMANA
Qual è il paese che consuma più feta?
a) Grecia b) Germania c) Gran Bretagna
CORSO DI MARKETTESE
L’agenzia guidata dal CEO %nome% ha scelto di raccontare il brand partendo da un insight molto vero: quando teniamo davvero a qualcosa o a qualcuno, uno dei gesti più spontanei è quello di tenerlo pulito e curarsi della sua igiene. Da questo concept è così nata una comunicazione non meramente funzionale ma anche emozionale.
DA LEGGERE
CORSO DI UX
Sarà nato prima il semaforo o la ciclabile? (Milano, da MG Ganassini)
SALUTI E BACI
Ho riflettuto se non far uscire la Lettera per il Friday For Future. Ma sarebbe stato cedere alla pigrizia, e allora no. Invece Banca Etica ha promosso uno sciopero dei propri dipendenti, Patagonia ha dato a tutti libera uscita. Mio figlio mi ha chiesto se poteva non andare a scuola, per manifestare a Bologna. Sono dubbioso sul suo effettivo impegno ecologista visto dai suoi comportamenti quotidiani. Tuttavia io ricordo quando a scuola facevamo “sciopero” perché era troppo freddo in classe: “alzate quel riscaldamento!” E allora, forse, magari loro sono migliori di noi come eravamo.
Fate buon uso di questo pianeta, non ce ne sono altri. E se esistono gli alieni, ci aiuteranno a casa nostra, no?
gluca
Risposta: ovviamente la Grecia, ma la Germania è il consumatore del 40% dell'export, con circa 15 milioni di chilogrammi anno.
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Gianluca Diegoli

Lettera settimanale su marketing, digitale, strategia, retail, e-commerce.

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Curato con passione da Gianluca Diegoli con Revue.
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