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🇺🇸 [Star-Spangled Banner Friday] Biden, la TV, i social

Un vantaggio importante di avere una certa età è la mancanza di voglia di litigare sui social. Vivi e
Il venerdì di [mini]marketing
🇺🇸 [Star-Spangled Banner Friday] Biden, la TV, i social
di Gianluca Diegoli • Newsletter #87 • Visualizza online
Un vantaggio importante di avere una certa età è la mancanza di voglia di litigare sui social. Vivi e lascia vivere. Non convincerai nessuno sconosciuto direttamente a colpi di reply su Twitter e commenti su Facebook, tanto vale non perdere tempo, a meno che la cosa non ti diverta. Forse è un altro passo verso la bolla, ma tant'è, era così anche prima, al bar.

Gianluca Diegoli
quindi anche la vittoria di Biden è colpa di Facebook?
Trump — anche se lui non lo sa — ha perso. Biden ha vinto. Perché ha vinto? È stato il prodotto o il passaparola o la comunicazione? Ovviamente è impossibile dirlo, anche se la settimana scorsa si diceva che difficilmente la comunicazione e il marketing spostano più del 30% delle vendite. Non sappiamo quanti elettori hanno avuto come spinta decisiva lo spot in TV, quanti il post su Facebook, quanti l'amica che gli ha parlato, quanti vedendo il cartello del vicino nel giardino – una pratica che io adoro. Non sappiamo neanche quanti abbiano cambiato voto rispetto al 2016 e quanti invece abbiano semplicemente deciso di non astenersi, questa volta. A buon senso, ritengo che il secondo gruppo sia molto più vasto, anche se esiste pure il primo.
Nel marketing politico è molto più efficiente convincere qualcuno a non/andare a votare (se è critico questo) piuttosto che cercare di fargli cambiare opinione.
Non è come per la birra, in cui è più facile convincere qualcuno a cambiare marca piuttosto che fargli iniziare di punto in bianco a consumare birra.
Anche nel marketing la storia la scrivono i vincitori, si sa. E allora dovremmo dire che questa elezione segna la rivincita della TV tradizionale, in cui Biden ha investito una somma mai vista prima, sia su network nazionali che network locali.
«Trump and his conservative allies are blowing away Biden and Democrats in digital engagement. The president has vastly larger Facebook and YouTube pages, which reach more people than many news outlets. Trump is narrowly winning the digital advertising war by $174 million to Biden’s $141 million, according to Ad Analytics.»
«Joe Biden running up the score in advertising over President Donald Trump: The Democrat’s campaign is spending nearly $400,000 for three TV spots during the game. Two of them will air locally in the massive Phoenix market — which has more political ads than anywhere else in the nation — and the third will be shown nationally. Trump is spending just $36,000 on one local spot during the game.»
Il microtargeting trumpiano ci fece/fa pensare che ognuno di noi fosse unico, che lui sapeva davvero che in quel quartiere tu bianco pensionato mai uscito dallo stato sei ossessionato dai neri. Funziona, per carità, come ha funzionato quattro anni fa, quando Clinton però non si decise bene quale strada percorrere, un po’ social ma non tanto microtargeting, un po’ tv ma non tanto con un obiettivo unico, ecc. ecc.
Ma la pubblicità-per-tutti ha qualche vantaggio non indifferente. Dimostra potenza, prestigio, affidabilità, proprio perché dimostra con la stessa propria esistenza l'estremo dispendio di risorse, che associamo inconsciamente a un prodotto di qualità.
Ma questo non basterebbe da solo.
È efficiente: milioni di persone al costo minore sulla faccia della terra.
Ma anche questo non basterebbe, da solo.
Potrebbe dunque avere sfruttato quella capacità unica che ha l'unico mezzo ormai non iper-targetizzato di creare brand e spostare comportamenti attraverso il fenomeno descrivibile come “io so che tu sai che io so che sappiamo”.
Mi autocito da un mio vecchio post:
Probabilmente c’è solo un tipo di pubblicità che funziona davvero a livello di persuasione (ma indiretta): è quella «culturale». Quella che ci fa pensare che anche gli altri (gli altri che ci piacciono) la pensino come noi. E che ci rassicura sul fatto che gli altri ci vedano in una certa luce, quando abbiamo quel prodotto. 
Cultural imprinting is the mechanism whereby an ad, rather than trying to change our minds individually, instead changes the landscape of cultural meanings — which in turn changes how we are perceived by others when we use a product.
Quella che non è ipertargetizzata individualmente (e anzi ha la potenza di fuoco per mostrarsi pubblicamente e collettivamente in tutto il suo volontario spreco, il megainfluencer come l’installazione in piazza Duomo) e che include lo storytelling collettivo per creare una rappresentazione condivisa all’interno della sua audience può quindi, nel tempo, diventare un oggetto di conversazione sociale e di pressione dai pari che provoca un cambiamento forte e duraturo.
Non so se Biden abbia vinto per questo. Diffidate di qualunque articolo che spieghi perché ha vinto (con la comunicazione, almeno).
Ma credo fortemente che avendo un obiettivo preciso (portare la - sua - gente a votare) la comunicazione di massa sia stata perfetta per lo scopo. A ‘sto giro sarà difficile dire che è stato Facebook.
Al link del post citato ci sono anche riferimenti scientifici su quello che ho scritto qui, extra Biden, se vi interessa. L'articolo di Politico che spiega la campagna TV di Biden è invece qui.
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Le piattaforme digitali, del resto, crescono ovunque. Scrive Gianluca Diegoli: “il mostro privatizza i profitti negli anni luminosi, ‘collettivizza’ le perdite negli anni bui. Nel secondo trimestre, i ricavi di Google sono calati del 7%: confrontatelo con le perdite di giornali e tv. Facebook nello stesso periodo ha guadagnato l’11%”
Letture in settimana
i vertical marketplaces sono la prossima area di investimento
La Ferrari fa un sacco di soldi in gadget.
Nate
@theSamParr @rrhoover I’m not sure that merch figure is correct. This is from their 2019 annual report. https://t.co/aThoJP0DyK
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Nell'ultima settimana Google segnala un improvviso rialzo di interesse di acquisto di:
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Anche questa settimana è passata. Andrà meglio.
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Risposta: a) cucine e frutta giocattolo (probabilmente perché era il gadget della settimana di Lidl)
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Sono Gianluca Diegoli e mi occupo di consulenza su strategia di marketing e di vendita digitale, (e)commerce e D2C inclusi. 
Questa newsletter settimanale è la sorella gemella del blog che tengo dal 2004. Un altro spin off è il blog sul marketing insegnato (d)ai negozianti
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Ho scritto qualche libro , ma l’ultimo (« Svuota il Carrello ») è quello che mi rappresenta di più. 
Insegno in IULM e in Master. 
Ho co-fondato Digital Update , una delle prime scuole italiane di formazione digitale online, e con altre due tipe più smart di me ho avuto l’idea del primo FreelanceCamp
Ho creato canvas e un manifesto per la trasformazione del marketing, sono accessibili senza registrazione. 
Da marzo tengo un canale Telegram con link a dati economici, settoriali e di vendita pre, durante e post lockdown-covid.
Bocconiano anomalo, proud generation X member. «La noia è una risorsa»
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