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❤️ [sanvalerdì] Libri scontati | San Valentino | Carte di Credito | Fast Fashion

Perché seguire un piano di marketing se è così comodo seguire il calendario editoriale social, no? È
Il venerdì di [mini]marketing
❤️ [sanvalerdì] Libri scontati | San Valentino | Carte di Credito | Fast Fashion
di Gianluca Diegoli • Newsletter #49 • Visualizza online
Perché seguire un piano di marketing se è così comodo seguire il calendario editoriale social, no? È o non è San Valentino? Finalmente anche io posso mettere a ragion veduta l'emoji a cuore che pare aumenti del 10% l'open rate.
Ma prima le cose serie.

— Il prezzo è giusto? (del libro) —
Qualcuno mi chiedeva cosa ne penso del decreto che abolisce per legge gli sconti sui libri. Anche dimenticandomi per un attimo delle mie convinzioni più economiche che politiche, per cui è il mercato a creare i prezzi giusti, la cosa ha qualche punto debole ma anche prospettive da verificare.
Dicesi libro (comprendendo anche versioni digitali) un prodotto il cui mercato è stagnante o in declino da anni, e la cui distribuzione di quote di mercato è abbastanza bizzarra. Pochissimi libri vendutissimi (relativamente) a gente che legge pochissimo (esempio Bruno Vespa annuale o anche la Ferrante o Volo (perdonatemi l'affiancamento ma qui si parla di marketing, non di critica letteraria), e moltissimi libri singolarmente poco venduti a una minoranza di persone (mooolto minoranza) che legge almeno alcuni libri all’anno.
C’è un’altra particolarità: il libro appartiene di suo a una strana categoria di prodotti per i quali la leva di prezzo non pare dipendere dalla domanda, o non viene correlata, anche perché la richiesta effettiva si scopre solo dopo che il libro viene immesso nel mercato. Anche se per Volo, la Ferrante e Vespa la stima si può fare pure prima.
Il libro si vende a peso. Libro grosso, 30. Libro sottile, 12. O al massimo ad anzianità. Il libro è come un pannello di acciaio. L’editore mette un prezzo e finisce lì.
Ammetto di non essere un esperto di editoria. Ma so che esiste un concetto che si chiama elasticità della domanda. Che dice, tra le altre cose, c’è un (UN) prezzo che massimizza i ricavi - o meglio i margini - e che questo è diverso da prodotto a prodotto. Anche della stessa marca. Quindi un prezzo unico è sbagliato, dal punto di vista del marketing.
Altro fattore: un libro se lo possono permettere tutti. Il problema non è il costo monetario. È il costo opportunità. La maggior parte delle persone, e sicuramente in Italia, preferisce un consumo passivo. La tv, i social, Youtube. Gli audiolibri aiutano, ma il fenomeno è - opinione personale - molto limitato e forse sopravvalutato nelle prospettive. Il problema non è nemmeno la carta o l’ebook.
Gente che compra per Natale, spesso come regalo per altri. E gente che compra per passione, dall’altra. La curva di elasticità è probabilmente rigida, nel bene e nel male, almeno in un intorno limitato di tempo e di prezzo. Quindi, da un punto di vista puramente monetario vietare gli sconti e quindi aumentare i prezzi può avere un beneficio positivo di breve periodo.
Tuttavia come il prezzo non è mai stato usato al meglio dal settore, anche bloccarne la leva non è risolutivo. Nel lungo periodo, il rischio è di fissare l'attenzione esattamente sulla P sbagliata, quella del prezzo, dimenticando quella di Prodotto e Place, cioè la distribuzione, l'accessibilità. Di consegnare il settore alla lenta implosione.
Non che io abbia soluzioni pronte all'uso, intendiamoci. Ma concentrandoci sullo sconto perderemo solo tempo prima dell'esito finale. Peraltro non è detto che dalle ceneri non rinasca un nuovo modello di editoria.

PS: se ti interessa un mio corso di Marketing senza prefissi, è già online la parte strategica. Settimana prossima girerò la seconda, sulla gestione di brand e marketing mix. Lo trovi qui per “prenotarlo”.
— Chat, bot, reputation, assistenza —
“Scusi, mi servirebbe un'informazione”
“Ai sensi della privacy ecc. ecc. Vuole che diamo il suo contatto a tutti i nostri partner per ricevere convenientissime offerte”
“No, grazie, non mi int…”
“Gentile signore, in promozione vuole partecipare a IoSì Plus Premium Gold. Bastano 5 euro…”
“Sì, magari dopo, è che ho questo problema…”
“Rimanga in attesa…”
“…”
“Buongiorno signore, il suo profilo è ottimo per iscriversi al nostro programma fedeltà”
“Sì, sì, ok, lo capisco, ma al momento dovrei solo…”
“Vuole attivare le notifiche per il programma fedeltà?”
“No, be’, sì, ma se prima potessi sapere a chi chiedere per…”
“Clicchi due per parlare con un operatore”
“No, aspetti, magari ci penso su serio per la promo, se solo…”
“…la stiamo inoltrando all'assistenza”
“Ehm, buongiorno, ho aspettato in linea perché…”
“Bu o ngi orno, so no un as sis ten te vi rtu a le: digiti il numero della sua carta”
“ok, dunque, eccola. 5255 0000…”
“Tempo scaduto. Ripetere.”
“5255 0000 23…”
“Tempo scaduto. Ripetere.”
“5255 0000 23232323232323232”
“Attenda in linea per un operatore. Risponde dall'Italia”.
“…”
“Gentile signore, il servizio è attivo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18.” Tu-tu-tu-tu-tu-tu-tu.
[dai miei dialoghi con il sito/la app/chat/telefono di Ne*i]
Quando i KPI di efficienza del customer care distruggono un brand già poco amato.
— Se te lo sei perso —
Digital Marketing: 8 trend per il 2020 secondo gli esperti
— Fedeltà e dati di acquisto —
Se i programmi fedeltà dicono alle aziende cosa compriamo, ci saranno in giro ancora più dati, e mooolto più sensibili di quelli di Facebook o della nostra attività online.
Marketing Week
#Nectar says its new agency, Nectar 360, will offer brands more insights into its shoppers while offering customers more personalised rewards.

https://t.co/53BKBKfe5N
1:00 PM - 10 Feb 2020
— Fast fashion, slow purpose —
Del perché il digitale accelera il fast fashion, ma all'opposto anche la richiesta di sostenibilità. E perché spesso non facciamo quello che diciamo di fare. Ovvero ci indigniamo ma quando acquistiamo dimentichiamo tutto.
— Lo storytelling della vendita —
Matteo Cassese scrive una newsletter mensile molto interessante, oltre che aver messo online un corso gratuito e vari materiali da scaricare.
Questo numero è illuminante sullo storytelling della vendita e l'essere freelance, ma è uguale anche in azienda. Inizia così.
I used to work for multinational companies. At that time, I never thought I could go freelance. In particular there was one obstacle that I could never overcome. I could never be as a salesperson.
Here are a few of my objections at the time:
I could never sell myself.
I don’t like to network.
I am not a people’s person.
Even if I can relate to people, everything changes for the worse if I need to sell something.
Selling is being disingenuous, artificial, fake.
Intellectuals don’t sell.
But wait a second. I’ve been freelancing for 9 years now.
What happened?
I have a confession to make.
Not only I started selling.
I even started liking it.
The realization didn’t come all at once.
You don’t sell yourself. You sell your ideas and your methods.
Networking is by no means a necessity. You can sell without drinking wine or knowing everyone by name.
Everyone is a people’s person; we all use empathy all the time.
Selling is a natural part of relating to other people.
You can sell in a sleazy way (if you’re sleazy), in a fake way (if you’re fake), or in an honest and ethical way.
Intellectuals sell (their ideas) all day long. They can use the same ability to sell whatever else they please.
Ci si iscrive nell'angolo in basso a sinistra :)
— IPSE DIXIT —
“Scusami, ti devo dire una cosa…”
“Sì?”
“Lo sai come chiamano quelle cose per trasportarti dal tribunale in prigione e viceversa?”
“Uhm. Furgoni?”
“No. Cellulari
[Un clochard in via Galliera a Bologna, osservandomi scrivere questa newsletter sul cellulare]
— Speciale San Valentino —
Niente scatena le aziende come il calendario social, per mandare offerte di tutti i tipi. Anche quelle meno romantiche. Ecco le foto selezionate da voi.
Sono Gianluca Diegoli
E anche questa settimana ti ringrazio di essere arrivata fin qui <3
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Se vuoi sapere cosa faccio, c'è il mio blog appena rinnovato da Federica Campanaro.
Al prossimo venerdì.
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