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🧙🏿‍♂️[san venerdì] Scale | Business Model Canvas | Buste | Diversi | Party

La scena si ripete tutti i giorni, in tutte le stazioni, in tutti i sottopassaggi. La gente esce dal
Il venerdì di [mini]marketing
🧙🏿‍♂️[san venerdì] Scale | Business Model Canvas | Buste | Diversi | Party
di Gianluca Diegoli • Newsletter #36 • Visualizza online
La scena si ripete tutti i giorni, in tutte le stazioni, in tutti i sottopassaggi. La gente esce dal treno, e si accoda in modo disordinato alla prima discesa utile, quella più vicina. Sembrano tutti un po’ sbuffanti, ma nessuno guarda/nota/ha voglia di fare dieci metri in più e scendere dalla scalinata più avanti, che scende ma in senso opposto, vuota. Ci si ammassa, ma nessuno si muove. Ogni volta rimango incantato: la pigrizia è più forte della fretta, anche se formalmente cerchiamo di manifestarla al prossimo per darci un tono? Non sappiamo valutare le nostre azioni – dieci passi in più ci fanno risparmiare un paio di minuti di imbottigliamento – o che altro? O semplicemente non vogliamo pensare e ci mettiamo in fila come pecore? Quanto della nostra vita trascorriamo in modalità pilota automatico e siamo quindi immuni da qualsiasi comunicazione o messaggio che voglia “dirci” qualcosa? E quanti messaggi vengono sprecati (spot negli LCD della stazione, anyone?) mentre non viviamo davvero?

— Business Model Canvas —
La settimana scorsa ho letto questo articolo (che condivido per la maggior parte) sulla presunta disfunzionalità del business model canvas, un intoccabile mantra che tutti conoscono. Il marketing e la business strategy ha sempre fatto leva su semplificazioni allo scopo di comprendere fenomeni complessi. Il punto di svolta ora è che questi schemi – che dovevano essere la visualizzazione di una strategia – diventano strumenti di creazione di una strategia. E che questi schemi vengono “brevettati” per essere oggetto poi indirettamente di vendita di consulenza, di libri, di public speaking. I vari Porter & C. in passato creavano modelli che erano sufficientemente semplici da poter essere insegnati come basi strategiche e da far comprendere la realtà, ma molto spesso non sufficientemente operativi da poter essere applicati subito, in un workshop brainstormizzato: non era quello lo scopo. Oggi tutto deve essere immediato: strategia in due ore, business plan in quattro. Non importa che i creatori non avessero pensato a questa conseguenza consapevolmente. Il BMC è fatto per essere venduto come semplificazione. Incentiva alla semplificazione, il che di solito significa reperire dati (ma soprattutto aneddoti) nel modo più veloce possibile, che poi si traduce nell'esperienza diretta e aneddotica dei partecipanti al workshop. E – come sappiamo – noi non siamo mai il nostro cliente.
E quindi, garbage in, garbage out. 
— TIM Party —
In passati venerdì ho scherzato con l’immaginario product manager di TIM e i suoi dialoghi inventati col sales manager. Ma se ci fosse davvero in ascolto, davvero lo pregherei di rispondere: a che cosa serve davvero Tim Party?
Che capisco, magari all'inizio era stato ideato per farmi flaggare qualche ok sulla privacy, la profilazione eccetera. Ma perché continua a farmi perdere tempo con questi giochini inutili? Oggi ho provato cinque volte (toccando col dito un omino sulla macchina di formula uno) a vincere un viaggio per il gran premio in non so quale posto del mondo, poi ho provato a vincere altri premi tipo andare al cinema gratis tutto l’anno. Non ho vinto, non vinco mai. Ma mi domando: qual è il ROI di questa attività? Che poi io gioco solo quando me lo ricordano con un’e-mail o una notifica a ogni nuovo gioco a premio, mentre in realtà potrei giocare praticamente tutti i giorni – i concorsi durano un mese, spesso. Quindi ripenso tutte le volte (con un certo nervosismo) che altri clienti stiano approfittando della mia pigrizia, mentre io non vinco mai SOLAMENTE perché mi dimentico di andare sul sito spontaneamente. Però, come in tutto il marketing, sono disposto a cambiare completamente idea e dire che questa è l'iniziativa del secolo. Come potremmo misurarlo? Davvero chi gioca a TIM Party è più fedele e meno ricettivo alle sirene della concorrenza? Spende di più in abbonamenti telefonici? Chissà, magari sì. (Qua finisce che mi mandano un SMS al giorno, lo sento)
— Le buste Kasanova —
E questa busta della spesa (grazie lettrice) mi ha fatto perdere il sonno: non capisco il gioco di parole. Sì, la busta è di plastica. (Ok, ho capito il gioco di parole con il payoff l'amante della casa dopo anni, ma io sono tardo). Vogliamo posizionarci come quelli che tutte queste cose biodegradabili sono delle ca***te? Oppure mi vogliono dare dello stupido, e dirmi “la prossima volta prendi anche tu la busta da casa”? Sinceramente non lo capisco.
— Essere diversi o dirsi diversi —
Mesi fa credevo che quel mille motivi non fosse sul serio, ma una semplice frase fatta da copy. In realtà stanno continuando davvero, e immagino a questo punto fino ad arrivare a mille. Ho come la netta sensazione che chi troppo declama la propria differenziazione abbia un problema di differenziazione, cioè poi di posizionamento voluto vs percepito.
Come dire “sembra che gli altri non mi capiscano”, ma se non lo capiscono non è dicendolo mille volte che lo capiranno. Le persone sono talmente distratte che nemmeno fanno attenzione al cartellone, figurati al motivo numero 335 (io non ricordo nemmeno come finiva la frase).
Come dice Taleb: se avete bisogno di più di un motivo per fare qualcosa, non fatelo. Posizionatevi per un motivo, ma che sia forte.
— Eventi a cui ci sarò —
— Questo box può essere tuo —
Ricordate lungo le vecchie statali i cartelloni pubblicitari 2x2 (credo) con gli inserzionisti più diversi, dal lattoniere fino alla filiale della banca locale? A volte rimanevano senza inserzionista e compariva un ditone che indicava la scritta “questo spazio potrebbe essere tuo!”. E io ho sempre pensato che un cartellone che dice sostanzialmente che è vuoto non è proprio un buon indicatore che quel cartello serva davvero.
In ogni caso, bisogna pure cominciare: quindi se vuoi sponsorizzare questo spazio purché con un contenuto utile (il prodotto non-pacco lo do per scontato), rispondi direttamente alla mail per sapere prezzo, condizioni e pubblico. Naturalmente la sponsorizzazione non elimina il rischio o favorisce l'opportunità di essere citati nella rubrica corso di markettese.
— ICYMI —
Il mio libro: Retail Omnichannel
Il cliente compra dalla vetrina “liquida” | Nova
— Sto leggendo —
Perché riguardiamo sempre le stesse cose?
Il linguaggio umano si addice alle HR
Quanto contano le Personas nel marketing su Facebook
— Strategy school —
La lezione di strategia di questa settimana viene dalla BBC. Tanto per dire la differenza tra Italia e UK. Spiega perché tutto quello che sappiamo del marketing l'abbiamo imparato dall'industria del tabacco. Link in inglese. Link tradotto da Google in italiano.
— IPSE DIXIT —
— Il quiz della settimana —
Quanto pesa in percentuale l'imballaggio sulla spesa degli italiani?
a) circa il 5% b) circa il 10% c) circa il 20%
— Da Digital Update —
— Corso di markettese —
“L’obiettivo dell’agenzia sarà quello di rendere %brand% e la sua offerta sempre rilevanti dal punto di vista commerciale, grazie ad un drive-to-store più efficace e ad una ottimizzazione della user experience che renderà la community ancora più coinvolta dalla proposta di valore del brand.”
— Programmatic —
Aspetta, qual era il subject? Quale il from?
Aspetta, qual era il subject? Quale il from?
— Corso di UX —
Take care,
(se ti è piaciuta, inoltrala, che nel prossimo numero parlo di Halloween e brand)
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Gianluca Diegoli

Lettera settimanale su marketing, digitale, strategia, retail, e-commerce.

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Curato con passione da Gianluca Diegoli con Revue.
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