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✍️ [permanerdì] Anno dell'Intrattenimento Digitale Gratuito

Prima di tutto grazie. Molti messaggi di incoraggiamento e discussione interessanti la scorsa settima
Il venerdì di [mini]marketing
✍️ [permanerdì] Anno dell'Intrattenimento Digitale Gratuito
di Gianluca Diegoli • Newsletter #55 • Visualizza online
Prima di tutto grazie. Molti messaggi di incoraggiamento e discussione interessanti la scorsa settimana. Avete giustamente notato un po’ di disagio e di sfiducia. Vero, ma non era per me personamente. Da un lato, sono sempre stato una persona abbastanza poco a suo agio con le chiacchiere spicciole da aperitivo, e ancor meno avvezza a baci e abbracci (il mio peggior incubo sono i tre baci sulla guancia). Ho sempre avuto bisogno di tempo per stare da solo. Dall'altro, ho la fortuna di lavorare attualmente per prodotti un po’ anticiclici (diciamo). Quindi, qui tutto bene.

Fuori, meno. Ho letto in giro che chi ha un'audience ha responsabilità di essere positivi, ottimisti, ecc. A livello teorico sono abbastanza d'accordo. A livello personale, mi viene da dire ciò che penso, non ciò che penso sia meglio per chi mi legge. Non riesco a fare quei video – che ho già visto fiorire su YT – del genere “Crisi uguale opportunità”. Ma dde che. E quello che penso è che sarà un dopoguerra diverso, mi spiace. Ricordate la frase trita e ritrita “sopravvive chi si adatta”? Ebbene, è vera. Sarà un'accelerazione di trend già in atto. Lo spiega bene Marco Bardazzi a proposito dei giornali di carta. Lo spiegano bene su Econopoly.
Stiamo decidendo se salvare vite (la nostra vita, quella delle persone vicine e lontane) oppure salvare il PIL. Non avrei mai voluto vedere una scelta di questo tipo nella vita. Con il 75% delle attività fermo per un mese o due o tre, si rischia il tipping point del doppio scoglio: depressione economica e default pubblico. Sì, perché noi siamo il paziente debole economico in questa crisi globale: la preda facile del mercato finanziario. Ce la siamo cercata, eh, non ce l'hanno con noi perché siamo noi. Ora ci servono informazioni sull'economia, tante, per capire la navigazione dei prossimi mesi (come quelle di Cerved, scenari possibili).
Ci siamo accorti di quanto siamo connessi. La gente ha scoperto che il supermercato non è un'isola ma – strano – dipende da aziende “non apparentemente necessarie”. Chi decide cosa è necessario? E cosa è necessario a chi produce ciò che è necessario? La scorsa settimana ho fotografato una coda davanti alla ferramenta. Faceva sorridere. Molti erano umarells annoiati. Ma qualcuno poteva avere una necessità impellente: aggiustare un tubo rotto in casa, un impianto elettrico saltato. Ho riletto (qui in video) This Is Water di David Foster Wallace. (Ok, direte, un autore più allegro non l'avevi? E invece). Non giudicate a priori il SUV che parcheggia sul marciapiede. Potrebbe essere uno stronzo, ma anche qualcuno che sta per portare suo figlio al pronto soccorso perché non respira. Non giudicate il runner solitario, non sta facendo nulla di male.
Chattavo con una mia amica sul fatto che lavoriamo in un settore, il marketing, che non ha leggi definite, né etiche, né sistemiche. Non è una scienza con la s maiuscola. È meglio che qualcuno offra un cent per gli aiuti in cambio di una view di un video su Facebook, o è un atto di sfruttamento dell'emergenza? Davvero (tra tutti gli applausi di creativi che in giro ho sentito per) la campagna di McDonalds (che ha separato gli archi) o quella di Coca-Cola (che ha separato le lettere del logo in un'affissione mega, per dire di stare a distanza) sono di aiuto o sono un virtuosismo da agenzia “guarda mamma senza mani”? Probabilmente intuite il mio parere, ma non sono sicuro nemmeno del mio parere, in queste circostanze. Mi conforta che un libro di un pubblicitario di cui parlo nel mio corso online inserisca Utility ed Action come le forme di pubblicità più sottovalutate ed efficaci.
Fare qualcosa è meglio di dire qualcosa: InBev, la principale multinazionale delle birre (semplificando) sposterà tutto il budget delle sponsorizzazioni e pubblicità alla Croce Rossa. A catena, il settore adv rischia di perdere il 50% degli investimenti, ed è solo l'inizio, visto che lo sport ne rappresenta una voce essenziale. Lo sport minore a catena probabilmente vedrà numerosi club non sopravvivere. Ancora connessioni.
Molti in questi tempi hanno aperto i loro magazzini virtuali, offerto a gratis la propria conoscenza (non sempre svelando una grande qualità, per la verità). È comunque meritorio. Come Digital Update abbiamo partecipato agli webinar per il ciclo per le non profit di Produzioni dal Basso, di cui domani farò una sintesi sulla newsletter di Digital Update con 10 punti su cui focalizzarci ora (posto che il futuro non lo conosce nessuno). E che la prima cosa da fare è calcolare i cash flow dei prossimi mesi, e immagazzinare ossigeno come per fare una vasca in apnea.
È ovviamente più facile regalare per i prodotti virtuali che per chi ha in magazzino un trapano: il costo marginale è zero o quasi, e magari ne approfitti per far iscrivere nuove persone al database. Non nego che ci ho pensato anche io per il mio corso di marketing. Ho deciso di no: ci ho messo mesi di lavoro per crearlo. Credo però di avere un buon credito di whuffie (il termine deriva da un vecchio libro di Cory Doctorow e poi da uno di Tara Hunt sulla questione, tutt'ora molto interessante, anche se con esempi evidentemente datati) in quasi 16 anni di blogging e produzione di contenuti divulgati solo per il piacere di farlo. La versione free c'è: circa 54 newsletter e 600 post, dal 2004, e i 300 post di professionisti di alto livello sul blog di Digital Update.
Tornando all'advertising come Utility: ci sono state alcune “utility campaign” che secondo me sono perfettamente in linea con quello che dovrebbero fare le aziende oggi: usare i propri core business e i propri dati per dare una mano senza ipotecare il proprio futuro. Non tutti possono farlo in tempi brevi, e solo chi lavora con i dati tutto il giorno. Ed è snello, digitalizzato e adattato alla distanza: come ha scritto qualcuno “quello che devi fare oggi l'hai deciso con le tue scelte di cinque anni fa”. Dove Conviene ha lanciato un sito che consente di vedere la coda al supermercato in tempo reale (più la usiamo più diventa precisa). Una piccola catena veneta sta facendo la stessa cosa in proprio. La app Citymapper segnala quanto è calato in ogni città il movimento di persone. Banca Etica (disclaimer: ha sponsorizzato in passato questa NL) ha attivato la sospensione dei pagamenti dei mutui, e (importante) il pagamento immediato dei fornitori. Elmec trasforma le maschere di Decathlon in strumenti per la respirazione sanitaria. Uber Eats in UK ha eliminato le fee e iniziato a pagare subito i ristoranti. Avete capito il senso: questo è marketing, usano il Prodotto, il Place, il Pricing. Ma non la comunicazione. Di cui ce n'è perfino troppa.
Sarà un durante e un dopo con un rumore incredibile di contenuti, non una cosa silenziosa come in certi film distopici, in cui la radio rimane muta. Sembra di vivere nell'Anno dell'Intrattenimento Digitale Gratuito, come ha scritto Ivan Carozzi su Facebook. Non oso immaginare la noia che sarebbe stato rimanere in casa quaranta anni fa. Altro che lamentazioni per il non-HD di Netflix: ci sarebbe stata solo TeleCapodistria che trasmetteva partite di basket jugoslavo con tante righe e onde di disturbo (e i campi balcanici erano piene di pecette pubblicitarie che non mi spiegavo, vista l'economia socialista, a peggiorare la visibilità della palla in campo). Una volta mi arrampicai sul tetto per spostare l'antenna (scusa mamma, non te l'ho mai detto).
Però. L'afflusso di contenuti di questi anni ci ha resi deboli verso la noia. L'intrattenimento è l'unica vera dipendenza di massa (potrei ri-citare DFW ma evito). La noia è stata criminalizzata. Tutti si preoccupano che non ci stiamo annoiando. I miei studenti mi valutano sul fatto che io li annoi o meno (“grazie prof con lei non ci annoia mai”) e lì per lì sono contento. Ma penso che un po’ di noia ci farebbe bene. Recuperare gli anticorpi all'intrattenimento. Ho fissato sul mio profilo Twitter questo link. Sì parla dell'ultimo libro (incompleto) di DFW. Sulla noia. Un libro noioso, da leggere proprio per questo.
State al sicuro, per quanto potete. Non andrà come speriamo ma non andrà come temiamo. È statistica.
un abbraccio a distanza, gluca
PS: quando questo finirà, torneranno le rubriche, il corso di markettese, i negozianti e il quiz. E penso uscirà il mio libro, e sarà molto leggero. Promesso.
PS2: Imgur ci salverà.
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Gianluca Diegoli

Lettera settimanale su marketing, digitale, strategia, retail, e-commerce.

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Curato con passione da Gianluca Diegoli con Revue.
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