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🤶[last friday, I gave you ecc.] Obiettivi, Bilanci, Valori

Questa è l'ultima newsletter dell'anno (è anche breve) e a fine anno si fanno i bilanci, di solito ac
Il venerdì di [mini]marketing
🤶[last friday, I gave you ecc.] Obiettivi, Bilanci, Valori
di Gianluca Diegoli • Newsletter #43 • Visualizza online
Questa è l'ultima newsletter dell'anno (è anche breve) e a fine anno si fanno i bilanci, di solito accompagnati da previsioni ma soprattutto da obiettivi. Per fare bilanci però ci si deve essersi fissati degli obiettivi: e io – come persona – non ho mai avuto granché voglia di fissarmeli. Un peccato, perché deve essere bello dire “wow, obiettivo riuscito”. Avere la risposta pronta a come sarai tra cinque anni. Cose così. Sarà che gli obiettivi in azienda alla fine te li davano dall'alto, e c'era sempre qualcuno più in alto, normalmente nella bizzarra posizione di poter dare obiettivi MA di non capire davvero la loro potenziale realizzabilità o probabilità di successo. Quindi ne avevo a sufficienza di quelli etero-determinati, da voler farmene dare anche dal mio alter ego. Ho sempre preferito perseguire i valori più che gli obiettivi. Anche se la narrativa ci racconta che chi vince davvero è chi si dà obiettivi, possibilmente “sfidanti”. Ma forse è meglio avere valori che obiettivi, se proprio non vogliamo/possiamo averli entrambi.
Gli esseri umani fissano obiettivi continuamente. Ciò che è molto più difficile è raggiungerli. Può essere difficile continuare a perseguire un obiettivo quando ci sentiamo bloccati o come se non stiamo facendo progressi abbastanza rapidamente. Quando ciò accade, abbiamo alcune opzioni: 1) potremmo rinunciare all'obiettivo (“Non era così importante per me comunque”), 2) possiamo batterci per non essere abbastanza bravi (“Se solo avessi di più forza di volontà, sarei in grado di perdere peso o smettere di fumare ”), 3) potremmo incolpare gli altri (“ Tutti gli uomini nella mia fascia d'età vogliono solo uscire con donne più giovani ”), o 4) potremmo prendere in considerazione di fare un passo indietro e pensare oltre l'obiettivo, sui nostri valori e ciò che è importante per noi. Misuriamo spesso il successo negli obiettivi raggiunti, ma consideriamo una definizione alternativa di successo: vivere secondo i tuoi valori - qualcosa che potresti fare in un dato momento.
Da qui, se ti interessa l'approfondimento.
I brand che sopravvivono nel lungo periodo hanno sì obiettivi, ma hanno soprattutto valori. Da non confondere con l'accezione morale dello stesso. Il valore di Amazon – per esempio – fin dall'inizio è stato privilegiare i clienti rispetto al benessere di fornitori e dipendenti. Possiamo discutere all'infinito se ciò sia bene o male per l'umanità, ma non della forza come linea guida permanente.

— La mia lista di "valori" per il 2020 —
  1. Capire ancora più “dipende”
  2. Limitare l'availability bias.
  3. Meno, meglio (ahah, certo)
  4. Voce.
  5. Back to basic
Sul marketing, Miriam ha fatto una lista di to-do. Continua a leggere sotto.
— IPSE DIXIT —
— Adv —
Su Digital Update ci sono le Gift Card: come si dice, il regalo utile, veloce, perfetto, last minute e che consente di evitare di andare in negozio prima di Natale.
— ICYMI —
IF! Roundtable "CONTRO LA TELEVISIONE. 25 MITI DA SFATARE"
IF! Roundtable "CONTRO LA TELEVISIONE. 25 MITI DA SFATARE"
Il mio intervento (e non solo mio) a IF, che è stato il prologo di Link Idee per la TV, che è un bel libro-magazine in libreria e su Amazon. 25 miti contro la televisione, da sfatare.
Il libro di cui ho curato e integrato l'edizione italiana. Su Amazon e in librerie varie. Naturalmente se l'hai giĂ  comprato (grazie!) mi faresti un favore lasciando una recensione.
— Sto leggendo —
Mark Ritson: lo spot di Peloton è pessimo, ma alla fine andrà a beneficio del brand
Perché l'algoritmo di Google sta lentamente rendendo obsolete le agenzie SEO
Optimist’s Guide to 2020
— Il quiz della settimana —
Uno degli articoli migliori sulla strategia degli ultimi tempi.
Quanto spende in luminarie natalizie ogni italiano?
a) 0,5 euro b) 1 euro c) 2 euro
— Strategy school —
Uno degli articoli migliori sulla strategia degli ultimi tempi. Le grandi aziende non devono copiare dalle startup. Il motivo risiede nella teoria dei giochi.
[…] i fattori contestuali chiave spiegano perché i piccoli marchi debbano cambiare continuamente il gioco per migliorare le probabilità di vincita. In termini teorici di gioco, questo è chiamato il “gioco del colonnello Blotto”, che è un gioco a somma zero con molteplici equilibri di strategia mista.
Per fare un esempio molto semplice, immagina due eserciti, entrambi forti di 100. Individualmente, ogni soldato è uguale. Se un numero uguale di soldati viene messo sul campo di battaglia, il risultato sarà un pareggio.
Ora immagina che ci siano tre campi di battaglia in cui devi posizionare i tuoi soldati. Non hai idea di come giocherĂ  il tuo avversario. Cosa farai?
La strategia pratica, di marketing o di altro tipo, è competitiva e funziona in modo molto simile.
Ovviamente, in pratica, i due avversari sono molto raramente uguali: c'è un'asimmetria delle risorse. Ciò modifica i risultati previsti.
In una partita a tre campi di battaglia, un giocatore con il 25% di risorse in più ha un rapporto di vincita previsto del 60% e un giocatore con il doppio delle risorse ha un rapporto di vincita previsto del 78%. In altre parole, c'è ancora casualità, ma decisamente meno. Più grande è il marchio, maggiore è la probabilità di vincere.
Big brands must not play the startup game
— Corso di markettese —
— Negozianti —
— In regalo, le migliori playlist di Natale! —
IL NASTRONE DI NATALE di Polaroid
The X-Mas Mixtape di The Tuesday Tapes su Spotify
Come sempre, se questa lettera ti è piaciuta, inoltrala. Se vuoi sponsorizzare la Lettera del Venerdì rispondi direttamente a questa email per sapere costi, condizioni e audience. Idem se vuoi semplicemente dirmi qualcosa, rispondo a tutti.
Ci si legge nel 2020, auguri!
Risposta al quiz: 2 euro per ognuno dei 60 milioni di italiani.
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Gianluca Diegoli

Lettera settimanale su marketing, digitale, strategia, retail, e-commerce.

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Curato con passione da Gianluca Diegoli con Revue.
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